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Il buèn retiro….

Aggiornamento: 28 nov 2022

Se vado a cercare sulla Treccani il significato di questa locuzione spagnola, trovo: 1. In origine, nome di un possedimento reale, con celebre parco, nei pressi di Madrid, ove Carlo di Borbone trasferì nel 1759 la fabbrica di porcellane di Capodimonte. 2. Come nome comune, rifugio di amanti: venite da me domani? nulla è mutato nel buèn retiro (D’Annunzio); con accezione più ampia, luogo appartato e tranquillo dove si cerca e si riesce a trovare un temporaneo riposo. Faccio mia quest’ultima, perché la Sardegna racchiude in tutto e per tutto quello che canonicamente è l’immagine del “buèn retiro” come luogo che anno dopo anno si ripropone, come soggiorno prediletto, dove corpo, cuore, anima e spirito si sentono a proprio agio. Il che fà si che diventi un appuntamento da onorare appena possibile. Per me, appassionata degli odori del mondo diventa terra di scoperte e conquiste, dove far accrescere la mia identità olfattiva.

Questo ennesimo reportage, che parla di Sardegna, terra rude e misteriosa, popolata di storie e leggende, piena di mille sfacettature, mi ha portato a imbattermi in luoghi dove boschi di lecci e ginepri, piccoli e grandi borghi tappezzati di murales, pastori invisibili, donne dal passo veloce, turisti stupiti da tanta naturale bellezza sono il segno di riconoscimento di una terra antica, dove la tradizione secolare difficilmente sarà soppiantata dalla modernità, giusto così. Questo territorio è la Barbagia.

Ho approfittato di una di queste novembrate per addentrarmi nel cuore di quest’isola, e con l’arrivo della stagione più fredda l’odore del mirto, un sempreverde, ci accoglie con un sentore speciale. Dalle sue bacche viola e bianche, macerate nell’alcol si ottiene un liquore dal gusto inconfondibile, mentre all’inizio della bella stagione dal distillato dei suoi fiori si ottengono degli oli essenziali, usati in campo profumiero e cosmetico, dove è presente il mirtolo che ha un potere antisettico e balsamico, inoltre le sue foglie si utilizzano per insaporire le carni arrosto, il famoso “porceddu” fra tutti…… Noto come “piccolo albero degli dei” il mirto è una pianta pioniera e aiuta a ricreare le condizioni per il ritorno del bosco. Ma, nel bosco un altro protagonista secolare è il ginepro, pianta forte, resistente, dalle sue bacche si ricava un’acqua distillata e un pregiato estratto, utilissimi per le mie prossime sperimentazioni, come l’estratto di elicriso e il cedro. Una composizione di note olfattive che cercherò di sviluppare al meglio per la produzione di nuove essenze. In ogni caso le mie prossime sperimentazioni verranno senz’altro contaminate da queste piante unite alle più classiche vaniglia, assoluta di rosa, violetta, gelsomino. Ma la mia Sardegna non è stata solo la scoperta di nuove piante e fiori, passeggiando per le strade di questi paesi come Orgosolo ho scoperto la tradizione della seta, i liquori del Supramonte, il Cannonau, un trekking sul Supramonte un tempo rifugio di pastori e banditi, murales che raccontano storie bucoliche e di diritti civili, di eroi dei ns giorni. Ho visitato un paese di sole 13 anime, un borgo storico di granito e ulivi: Lollove, dove riscoprire la bontà delle piccole cose. Poi Mamoiada, il paese delle maschere, dove gli artigiani sono i custodi delle più antiche tradizioni, le cantine coi loro sentori, e poi le Domus De Janas (Casa delle fate o delle streghe) testimonianza archeologica delle tombe preistoriche scavate nella roccia nel periodo che va dal Neolitico all’età del bronzo, tanto per ricordarci quanto è antica la Sardegna….

Infine l’ultima tappa a Nuoro, tra stradine e case in pietra, austero capoluogo barbaricino, dove tra musei e tradizioni ho avuto il tempo di visitare la casa natale di Grazia Deledda, bella, bellissima, descrittaci amorevolmente da una ragazza guida che ci ha portato indietro nel tempo, dove le abitudini di allora ci sono sembrate la normalità. Mi è rimasto impresso il giardino della casa, nel quartiere San Pietro a Nuoro, quello delle sue rose, con le siepi di gelsomino, con i garofani, le viole e le ginestre, dove un antico glicine si affianca a un cedro e a una pianta di corbezzolo, “Cosima”, seduta sotto un Leccio secolare scrutava all’orizzonte il suo Monte Ortobene e il germogliare di passioni infinite….che tanto mi ricordano il Leopardi.

……Così fra questa immensità s’annega il pensier mio e naufragar me dolce in questo mare.

Bene, anche stavolta tanti pensieri nella mia testa, quante domande senza una risposta. Fra tante cose belle da non dimenticare, c’è e ci sarà sempre la “mia” isola, pronta a spingermi ad osare di più nella conoscenza e nello studio olfattivo, ormai indissolubile compagno dei miei giorni.

Beatrice





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