La Dama con l’ermellino
- Beatrice Granucci

- 3 giorni fa
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Essere curiosa, magari ripetitiva, ascoltare con attenzione, non mettersi punti d’arrivo, ma percorrere una lunga scala graduata infinita, rubare con gli occhi, olfattare qualsiasi cosa mi possa dare un nuovo spunto per creare, ed infine leggere, leggere sempre, un libro, una rivista, un giornale, aspettarsi critiche e saper reagire ad esse con spirito positivo, prenderne nota, le lodi e i complimenti, sono i più facili da ricevere, anche per sola cortesia. E allora sempre a testa alta, d’altronde nessuno è perfetto e nessuno nasce imparato, sapere che se si chiude una porta senz’altro se ne apriranno delle altre, la vita ha i suoi tempi… impariamo a rispettarli.
Oggi davanti al mio Organo del profumiere (straordinario strumento di lavoro per creare i miei profumi), perfettamente in ordine come i migliori soldati, leggevo, sotto consiglio di un’amica, uno scritto tratto dal Codice Atlantico di Leonardo da Vinci. Scoprendo un Leonardo, sotto una luce inedita, anche lì precursore con la sua visione straordinaria, capace di aver esplorato il mondo dei profumi e delle essenze, proprio un genio a tutto tondo, ha proprio messo becco dappertutto. Sono in buona compagnia allora mi son detta. Ah! Ah! Ah! (sarcastica risatina). Ma veniamo alla nostra storia, quella dei profumi, quella che ci porta a Caterina de’ Medici, alle corti di Francia e d’Italia (anche se l’Italia non esisteva, ma era un insieme di Granducati oltre lo Stato Pontificio, la Repubblica di Venezia, il Regno di Napoli e quello d’Aragona), dove i nobili sfoggiavano delle lunghe collane o cinture lavorate con delle sfere metalliche d’oro o d’argento, piene di balsami profumati, chiamati “Bussolotti”, che venivano portati al naso per mascherare gli sgradevoli odori urbani, in un periodo in cui l’igiene era molto scarsa e per le false credenze, dove l’acqua si pensava portasse malattie.
I Bussolotti vennero a sostituire un oggetto che le donne del 1300 preparavano per i loro mariti che andavano alle crociate, un talismano, capace di garantire l’immunità da peste, malaria e altri mali, era il “Pomo del Portogallo”, che consisteva in un arancio rivestito di chiodi di garofano, fatto essiccare vicino al fuoco e ricoperto con del nastro di tessuto rosso il tutto con un doppio scopo, quello di protezione e quello di ricordo di casa e della propria amata, nei momenti tristi di lontananza e prima della battaglia.
Dopo questo periodo i Pomander, dall’espressione francese “Pomme d’ambre” che significa “mela ambrata” poiché la loro forma ricordava la mela e l’ambra ne era molto spesso il suo contenuto, diventano un complemento essenziale nell’abbigliamento.
I bussolotti o pomander nel periodo rinascimentale diventano dei veri e propri gioielli, erano fatti in filigrana e riempiti all’interno con delle resine, alla quale veniva unita un’essenza polverosa, ottenuta al mortaio, di cannella, lavanda, noce moscata o imbevuta d’olio essenziale di rosa, ambra, muschio, aloe. La ricca nobiltà del tempo usava anche porsi al collo, intorno ai capelli e alla cinta delle perle profumate dette paternostri o rosarioli, chiamati così perchè utilizzati anche come rosari. E qui entra in ballo Leonardo da Vinci e il suo Codice Atlantico. Tra i vari appunti trovati, spicca nel foglio 807r, vol. III “la Lavanda di Leonardo”, un profumo naturale di lavanda e rosa, prodotto sciogliendo insieme in un solo gesto, d'altronde Leonardo utilizzava gli alambicchi per la distillazione e nei suoi codici ha lasciato numerose annotazioni.
“a ffare odore: tò buona acqua rosa e mollatene le mani, di poi togli del fior di spigo (lavanda) e fregatelo fra l’una mano e l’altra, ed è buono”.
“Bagnati le mani con un’ottima acqua di rose distillata, prendi dei fiori freschi di spigo e sfregali energicamente tra i palmi umidi”.
Questa la ricetta di Leonardo da Vinci, che ancora oggi sorprende per il suo genio. Frequentando le corti di Firenze, Milano, Parigi, mette in evidenza con dovizia di particolari il lato profumiero, innovatore, nei suoi dipinti riporta ciò che la miglior bellezza vuole vedere. Ne è buon rappresentante il quadro esposto a Cracovia, nel Museo Czartoryski in Polonia, “la Dama con l’ermellino”. Dove ritrae Cecilia Gallerani, raffinata e colta dama, amante di Ludovico il Moro, duca di Milano.
La dama ha intorno al collo una collana di perle d’ambra profumata (rosarioli) e tiene in braccio un ermellino simbolo di purezza, ma anche simbolo araldico che compare nello stemma di Ludovico il Moro. Quel gran Genio di Leonardo! In una serata è riuscito a farmi leggere, conoscere, appuntare note che come sempre mi torneranno più che utili, e farmi capire che la storia del profumo iniziata con il “par fumun” non è ancora arrivata al termine.
Alla prossima,
Beatrice













Il commento che vorrei fare riguardo al post che parla di Leonardo da Vinci è un commento di ringraziamento.Esso mi fa scoprire la vena profumeria del grande luminare toscano e affascinare da questa questo mondo antico dove è sempre in agguato il
profumo