Marcello, come here... Hurry up!
- Beatrice Granucci

- 6 ore fa
- Tempo di lettura: 3 min
Complice una afosa e calda serata d'estate, un luglio che diventa interminabile, con le sue
temperature torride, dove il nostro sogno diventa essere lapponi almeno per i prossimi due mesi, ricevo una proposta da degli amici. Perché non andare al cinema all'aperto nel vecchio chiostro dei cappuccini? C'è una interessante rassegna di film in bianco e nero degli anni '50 -'60, occasione per vedere o rivedere film che hanno segnato un'epoca. Il contesto che durante il giorno sembrava immobile, silenzioso, con le lucertole ferme sulle antiche lastre di travertino, ora improvvisamente, si accende.
Il cigolio delle vecchie sedie di legno, quelle proprio dei cinema parrocchiali a 5/6 posti, il brusio delle persone, un cenno di saluto ad un'amica, due chiacchiere improvvisate con la vicina di posto, super attrezzata di ventaglio e mini ventilatore, sussurri e sguardi, in attesa che si spenga la luce e quel fascio bianco illumini lo schermo. Era tanto che non venivo al cinema all'aperto, dovei ricordi che sembravano appassiti, improvvisamente riprendono vita. Mentre cominciano a scorrere le prime immagini, gli unici rumori sono il ticchettio della pellicola che scorre, e la sirena di un'ambulanza, c'era qualcosa nell'aria che questo rito del guardare un film all'aperto mi avrebbe lasciato.
Il film proiettato era "La Dolce Vita" di Federico Fellini con interpreti come Anouk Aimèe, Anita Ekberg, Yvonne Furneaux, Alain Cuny, ma soprattutto Marcello Mastroianni. Sarebbe stato lui l'attore, l'interprete principale al centro del racconto, di una settimana della vita di questo giornalista, donnaiolo, egoista, svogliato, a volte simpatico, ma straordinariamente avvolto da un fascino del tutto particolare.
Le scene iconiche, che riempiono il film, sono diverse, sicuramente il bagno nella fontana di Trevi, la frenesia di Roma negli anni '60, i suoi caffè, Piazza di Spagna, gli angoli bui con le stradine ciottolate, la spiaggia di Passo Scuro a Fregene, tutte rimaste nella mia mente, e mentre guardavo, pensavo, cercavo di toccare qualcosa di impossibile, da unire al mio "naso".
Centottanta minuti, condivisi, nessuna fretta di uscire, i titoli di coda scorrono, l'odore del roseto posto all'uscita del chiostro, tutto è volato via, pareri discordanti, battute, noioso per alcuni, comunque coinvolgente se pensiamo che il film è stato girato negli anni '60, quindi quasi 60 anni fa, ma ancora attualissimo per me.
Mi ci è voluta quasi una settimana per trovare qualche traccia del Marcello Mastroianni, ma non le solite da copia incolla, volevo qualcosa di più e l'ho trovata, nel libro di Costanzo Costantini, "Marcello Mastroianni, vita e amori di un divo involontario". Qui tra appunti casuali o meno ho trovato il trait d'union, scoprendo l'amore per i luoghi, i vizi, i gusti, le passioni, avevo tutto per immortalare la mia scena, il fotogramma perfetto, con i componenti del mio eau de parfum, omaggio a Marcello Mastroianni.
"Marcello Mastroianni era ormai un divo, ma un divo sui generis: amava ancora più la casa, la famiglia, gli amici, gli incontri con gli amici nei caffè che le 'luci della ribalta', gli ambienti abbaglianti del jet set, le esibizioni e le parate mondane; amava invece ancor di più la bruschetta, la pasta e fagioli, gli spaghetti al pomodoro e basilico, i risotti alla pescatora, le mille e mille sigarette, obbligatoriamente senza filtro, Gitanes o Gauloises, il suo immancabile whisky Ballantine's. Le chiacchierate a due nelle sue case lontane dai frastuoni della città (Castiglioncello). Era un divo di nuovo conio, di specie diversa da quella tradizionale: timido, ritroso, pigro; restio a prendere iniziativa con le donne, più oggetto del desiderio che soggetto desiderante; incline se maia farsi sedurre piuttosto che sedurre".
Ecco, ho annotato tutto, ho trovato tra i vari appunti, che aveva una casa vicino Lucca, due passi da casa mia, esattamente a Torre, un buen retiro dove con gli amici più cari amava trattenersi e trascorrere il tempo nella semplicità, quella mai dimentica della sua gioventù.
Avevo i suoi profumi "Knize - Ten", dalle note cuoiate, fumose, speziato, fresco floreale aromatico e l'Eau de Cologne "Impériale" di Guerlain, dove limone, bergamotto, neroli risaltano in armonia con raffinati accordi fioriti. Il suo whisky Ballantine's con quel gusto di caramello, mele verdi e con un tocco di legno. Era giunto il tempo di mettersi a tavolino.
Tutto era un profumo, le sue fragranze rispettavano il personaggio, avvolto nel fumo intenso, speziato e aromatico delle sue sigarette, come il più magico dei prestigiatori, usciva, non entrava dalla Fontana di Trevi, e l'iconico richiamo di Anita Ekberg "Marcello come here... Hurry up" era un malinconico allontanarsi, da un mondo non suo, un mondo "sui generis", quell'invisibile legame che mi ha permesso di esprimermi con il mio eau de parfum, nato in una afosa notte di luglio, tenera e avvolgente, dove l'intreccio magico delle famiglie olfattive creano una irripetibile fragranza.
Beatrice




Commenti